Albero o Presepe? Voi cosa preferite?

Napoli: una città, mille volti. In occasione del Natale, tutto il centro storico della città partenopea si anima e si veste “a festa”: un’occasione perfetta per scoprire i suoi tradizionali Mercatini di Natale. La maggior affluenza si ha in via Duomo,  sul Decumano Maggiore (via Tribunali) e nei numerosi vicoletti, ma è in via San Gregorio Armeno che si deve andare per assaporare appieno lo spirito dell’imperdibile Natale napoletano: è questa, infatti, la famosa via degli artigiani del presepe, dove si trovano le principali botteghe. Una delle principali caratteristiche di Via San Gregorio Armeno è quella di essere aperta tutto l’anno: anche durante i mesi non propriamente “natalizi”, infatti, i bottegai lavorano alle preparazione delle statuine.  E voi cosa preferite l’albero o il presepe? Ci siamo divertiti a capire quali sono le radici di questi simboli che rendono il Natale ancor più speciale.

Adornare abeti ha origine daculti pagani praticati nell’Europa settentrionale. I druidi, sacerdoti dei Celti, consideravano gli alberi simbolo di lunga vita per la caratteristica di essere sempre verdi. Gli antichi popoli germanici festeggiavano il solstizio d’inverno (la festa del Natale si sovrappone quasi perfettamente a questa data) piantando abeti decorati con frutti e ghirlande. Poi bruciavano ceppi di legno e si scambiavano doni come rito propiziatorio. Accanto a questa usanza, c’è quella dell’antico Egitto di agghindare piccole piramidi di legno e il culto, in Grecia, di adornare l’abete, pianta sacra alla dea Artemide. Individuare un’unica origine alla tradizione dell’albero di Natale è complicato.  Ma perché questo genere di albero? L’abete? La«sacralità» dell’abete sta nella sua specificità di albero verde anche d’inverno, ma soprattutto nel suo significato linguistico. Il termine «abete» significa «nascita», «origine».

Nel XIV secolo quando il teologo luterano Oscar Cullmann teorizzò che l’albero di Natale fosse sì il simbolo del rinnovarsi della vita, come professato dai Celti, ma fosse anche immagine religiosa che indicava l’abbondanza del Paradiso. Martin Lutero, quindi, introdusse l’abete addobbato con candele accese che rappresentavano la luce dispensata da Gesù a tutta l’ umanità.

Nelle nostre case è arrivata in tempi relativamente recenti. Fino al 1800 dilagava nelle famiglie nobili delle corti del nord Europa. Si è diffusa al Sud, dopo il congresso di Vienna, per volere dei generali prussiani. Quando la regina Margherita, moglie di Umberto I, ne fece allestire uno nel salone del Quirinale dove abitava la famiglia reale, l’albero diventò una tradizione anche italiana.

Il termine presepe deriva  dal latino «praesepire» che significa «recingere con una siepe». Da qui «praesepium»: spazio recintato, mangiatoia.

Il presepe ha origini remote. I primi cristiani dipinsero immagini della natività nelle catacombe, luoghi d’incontri segreti. Quando il credo potè essere professato fuori dalla clandestinità, le figure di Gesù, Giuseppe e Maria arricchirono le pareti di templi e chiese. Ma per vedere le prime statue bisogna attendere il 1200. La tradizione attribuisce a San Francesco d’Assisi l’allestimento del primo presepe vivente in una grotta del monte Falterone, vicino a Rieti. Da allora i frati francescani e domenicani promossero la costruzione di presepi costruiti con figure mobili di legno o terracotta.

Nel 1600 si diffuse nei palazzi dei nobili su invito del Papa durante il Concilio di Trento che lo caldeggiò per la sua capacità di trasmettere fede. Ma l’arte dei presepi visse un periodo d’oro nel 1700:  Napoli, al centro di scambi con l’Europa, fu la città artefice della sua diffusione all’estero e nelle abitazioni di gente comune.

Cambiano i materiali per ragioni culturali, ma non cambia la scena della natività: il presepe genovese si realizza con pastori di legno, quello pugliese utilizza carta pesta, a Napoli le statuine vengono prodotte in terracotta. Quando, alla fine degli Anni ‘60, rischiarono di essere superate da quelle in plastica, l’artigiano Nicola De Francesco, recuperò la tecnica di esecuzione e fece di via San Gregorio Armeno, a Napoli, la capitale mondiale del presepe.

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