Il simbolo di Napoli: il Vesuvio

Il Vesuvio, tra i più famosi vulcani  al mondo, è sicuramente l’emblema di Napoli che da secoli suscita la curiosità e la fantasia popolare tra mito, leggende e tradizioni locali; nel bene o nel male è un autentico simbolo internazionale da guinness dei primati e, da oltre duemila anni, si staglia fiero sul Golfo di Napoli contribuendo  con il suo fascino, con la sua popolarità e con la sua forza prorompente a forgiare il carattere di un popolo. E’ lo spettacolo naturale più ammirato in assoluto, quello che profuma di terra e zolfo, dalle pendici al cono sospeso, anche se ogni tanto ascoltiamo voci infondate di un probabile risveglio. In origine gli antichi, senza conoscere la reale presenza di un vulcano, avevano dato al monte Vesuvio mille nomi, tra cui: Besùbio, Bèsuvio, Bèsbio, Bèbio, Bèmbio, Bisvio, Vèsulo, Vèsuro, Vèsulo, Vèsvio, Vesùbio, Vèsebio, Mèulo, Esbio, tutti avente per radice “ves” cioè fuoco, inteso come sole, terra bruciante.  I latini invece lo chiamavano Iuppiter Vesuvius, Iuppiter Sommanus, associandolo al divino Zeus su modello greco del Monte Olimpo, il luogo impenetrabile abitato dagli Dei, in quanto all’epoca il Vesuvio appariva come una montagna verdeggiante e isolata, lambita dal mare.  Altri spunti ci arrivano dalla mitologia che intitolano il vulcano «Vesuvinum» associato al Dio Bacco, il dio dell’ebrezza e del vino, in quanto è rinomata da sempre, la notevole presenza di vigneti e della produzione del vino vesuviano, grazie al ritrovamento di alcune anfore a Pompei che riportano questa scritta particolare.  A seguito della terribile eruzione del 79 d.C. che seppellì Pompei ed Ercolano e con la spaventosa presenza di un vulcano, si fece avanti l’idea, durante le prime fasi del cristianesimo che ogni eruzione del Vesuvio corrispondesse alla collera divina; la punizione esemplare di Dio contro il popolo vesuviano (pagano) il quale conduceva una vita dissoluta in preda ai vizi e alle lussurie, in parallelo alle cugine Sodoma e Gomorra, punite per aver disobbedito alla volontà divina. Dal quel momento in poi, nell’iconografia cristiana, il Vesuvio venne identificato come la bocca dell’Inferno, l’abitazione del Diavolo, il fuoco come lingue in fiamme simbolo del male. Da questo binomio Vesuvio-Inferno sono nate molte leggende popolari di genere fantastico tramandate per racconti orali tra cui la leggenda dell’origine di Pulcinella, la maschera carnevalesca e teatrale emblema di Napoli. Secondo il racconto del 1700, Pulcinella sarebbe nato dal guscio di un uovo magico, comparso sulla sommità del Vesuvio per volontà di Plutone, il Dio degli Inferi e dei Morti, a seguito della richiesta di due fattucchiere napoletane, le quali avrebbero preparato l’impasto magico perché desideravano ricevere un salvatore, un soccorritore, un alleato del popolo che avrebbe sanato situazioni di ingiustizia e di oppressione che tanto gravavano sulla città. Ma Napoli aveva bisogno di un altro santo protettore: qui venne in soccorso il prodigioso San Gennaro che fu invocato più volte sia nel 472 d.C, nel 512 d.C. che durante la terribile eruzione del 16 dicembre del 1631, l’evento più forte che scosse la città, dopo ben cinque secoli. Napoli si svegliò in preda ad un gran terremoto a cui seguì una terribile eruzione che distrusse molti paesi vesuviani e siccome l’occasione fu grave, fu portato in processione il busto di San Gennaro che appena posizionato con il volto verso il Vesuvio, questo placò la sua furia omicida. Si narra che il Santo Patrono comparve fra le nubi nell’atto di arrestare la lava, come documentato dalle cronache dell’epoca.

Oggi non si potrebbe pensare Napoli e al suo Golfo senza questo  "Sterminator Vesevo"  (cit. Giacomo Leopardi). I nostri immobili più belli vantano tutti una splendida vista sul Golfo delineato da questo gigante dormiente.

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