Tour tra le grotte di San Felice Circeo

San Felice Circeo è una località balneare dell’Agro Pontino, sita a circa 100 km a sud di Roma, che si estende per oltre 3.000 ettari e che conta più di 10.000 abitanti.
Questa località dalla bellezza disarmante è meta di molti turisti che giungono da ogni parte del mondo per trascorrere qui le loro vacanze, ma ad attirarli non sono solo le spiagge bianche o il mare cristallino.
San Felice Circeo è ricca di storia, di storie e di leggende: basti pensare infatti che quest’area è popolata già dai tempi della preistoria, meta di Ulisse nell’Odissea ed appartenne perfino ai Cavalieri Templari.
Il territorio è divisibile in due aree ben definite: il promontorio, che si estende per 6 km, e la parte pianeggiante.
Il promontorio, il cui picco supera i 540 metri, è stato protagonista di numerose leggende per via della sua forma particolare: ammirandolo dalla parte di costa che va da Anzio a Latina appare come il profilo di un uomo sdraiato, tanto che durante il ventennio fascista venne dichiarato come elogio a Benito Mussolini, che si impegnò nella bonifica di tutta la palude pontina, mentre ammirandolo dalla parte più a sud della costa appare come un’isola e si pensava che fosse questo il motivo per il quale Omero lo descrisse come l’isola di Eea nel suo poema, ma recenti ricerche hanno dimostrato che il promontorio del Circeo in passato fosse veramente un’isola e lo confermano studi sui segni dell’erosione, i ritrovamenti marini fossili e le informazioni ottenute dallo studio degli strati pliocenici.

Latina - Nella parte centrale è possibile riconoscere il profilo di un uomo sdraiato


I misteri che avvolgono questa preziosa località sono inoltre alimentati dalla presenza di numerose grotte e calette, per la maggior parte difficilmente accessibili e semi-sommerse, ma di importante interesse storico.
Una tra le più famose è Grotta Guattari, un sito preistorico scoperto solo nel 1939, che prende il nome dal proprietario del terreno sovrastante.
La grotta fu scoperta mentre alcuni lavoratori estraevano pietre sulla proprietà del signor Guattari durante dei lavori di ristrutturazione all’omonimo albergo: dapprima furono rinvenuti resti fossili di cervidi ed equidi, che prontamente vennero consegnati ad Alberto Carlo Blanc, un paleontologo a cui San Felice Circeo deve la maggior parte dei suoi ritrovamenti, che grazie alla sua esperienza decise di approfondire ed attraverso un piccolo cunicolo formatosi in seguito ad un’antica frana, scovò quello che chiamò “l’anfratto dell’uomo”, ovvero l’entrata della grotta.
Nella testimonianza che Blanc inviò all’Accademia dei Lincei scrive delle condizioni in cui trovò la grotta: a terra un tappeto di ossa fossili e su di una roccia, al centro di una corona di pietre, fu rinvenuto il primo cranio di Homo Neanderthalensis oggi conservato presso il Museo dell’Università di Roma.
Blanc fu altrettanto importante anche nello studio di un altro sito, una cavità rocciosa posta 20 metri s.l.m. e altrettanto sfruttata dall’uomo durante la preistoria, conosciuto oggi come il Riparo Blanc, ed evidenzia la testimonianza di un insediamento umano del Mesolitico (circa 8600 anni fa). All’interno di questa angusta cavità vennero infatti rinvenuti particolari utensili denticolati e 30.000 resti di molluschi: secondo gli archeologi tali strumenti sono un chiaro segno dell’evoluzione umana poiché in seguito all’era glaciale non era semplice reperire animali di grossa taglia da cacciare.
Proprio sotto il Riparo Blanc si trova la Cala dell’Alabastro, nota anche come Grotta delle Corvine, il cui accesso è particolarmente impegnativo in quanto bisogna superare un ingresso sommerso di circa 20 metri per poi accedere ad una sala la cui profondità tocca i -7 m.
L’alabastro di cui questa cala è composta venne utilizzato soprattutto verso la fine del 1500 per la realizzazione di numerose opere, tra cui le Basiliche di San Paolo e di Santa Maria Maggiore, nonché della più famosa Basilica di San Pietro. Venne più tardi utilizzato inoltre per la restaurazione della Cappella Sistina.

Tra le più celebri vi è inoltre la Grotta delle Capre, il cui nome deriva dalla tradizione dei pastori a rifugiarvisi con le greggi durante le piogge.
La Grotta delle Capre è quella in cui, nell’Odissea, Circe tesseva la sua tela ed elaborava i suoi incantesimi.


“Giunti alle porte, la deessa udìro   
Dai ben torti capei, Circe, che dentro 
Canterellava con leggiadra voce, 
Ed un’ampia tessea, lucida, fina, 
Maravigliosa, immortal tela, e quale 
Della man delle dive uscir può solo.”


Anche questa cala fu oggetto di studio per Blanc, il quale vi ritrovò all’interno tracce di animali tropicali come l’ippopotamo.
Tra le cale minori per dimensione troviamo la Grotta Brueil, che prende il nome dall’archeologo che ne intraprese gli studi per primo.
Grotta Brueil venne scoperta nel 1936 e scavata solo cinquant’anni dopo: durante gli scavi vennero rinvenuti diversi strati, all’interno dei quali erano conservati resti fossili di oltre 40 specie animali diverse, ma quello che veramente rese importante questa cala fu la scoperta di fossili di Neanderthal che a seguito ad una ESR (Risonanza Elettronica di Spin) sono da datare a circa 35000 anni fa, era nel quale l’Homo di Neanderthal si pensava già estinto, soprattutto perché l’Homo Sapiens era già presente in Europa da diverso tempo.
Importanti reperti storici sono stati rinvenuti anche presso Grotta Spaccata di Torre Paola, la grotta riconosciuta come luogo in cui Ulisse avrebbe potuto nascondere le navi in quanto le dimensioni superano i 90 metri di lunghezza; presso la Grotta dell’Impiccato, che prende il nome dalla lunga stalattite che ne decora l’ingresso, e presso la Grotta del Presepe, chiamata così per via delle rocce che sembrano riprodurre degli animali.

Latina - Veduta Panoramica

Molte di queste cale sono ancora oggetto di studio, soprattutto perché accessibili solo con determinate condizioni climatiche e solo durante alcuni stadi della marea, pertanto è certo che i rinvenimenti che questa località nasconde non sono finiti.


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