Moses Levy: Luce Marina. Una vicenda dell’arte italiana 1915-1935

Le sfumature del mare, i colori cangianti degli ombrelloni, costumi variopinti e bagnanti disinvolti tra aquiloni ondeggianti e lievi riverberi. In altre parole Moses Levy potrebbe essere definito il pittore della jolie de vivre, di armonia e bellezza, un elegante cantore di quelle spiagge versiliesi che furono meta prediletta di intellettuali e aristocratici fin dagli anni Trenta, quando la società mondana sempre sobria e al passo con i tempi, era ancora capace di innamorarsi di un luogo, di filtrarne gli odori, apprezzarne le luci. Ed è in questo scenario, definito da D’Annunzio “il più bello del mondo”, che l’indole cosmopolita e da intellettuale vagabondo di Levy trova terreno fertile, alla ricerca continua di luoghi e volti, luci e colori sempre radiosi. Con lo sfondo di spiagge bellissime, le tele del pittore trovano nel mare il più grande protagonista, tra mareggiate e delicate atmosfere, perfette per quelle figure di classe che animano luoghi e composizioni dalla fisionomia sempre più europea.

moses levy

Moses Levy, Bagnante in riva al mare con parasole, 1916

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sua pittura modernista, frutto di un raffinatissimo eclettismo unito ad una poetica tanto vivace quanto lirica, sembra rievocare un’epoca ormai scomparsa, mai dimentica di abiti alla moda, cenacoli intellettuali e nostalgica spensieratezza. Non a caso Rilke, trascorrendo molto tempo nei luoghi più amati da Levy, scriverà in una lettera del 1924: “Lontanissimi e deliziosi ricordi mi legano a questa spiaggia: l’aroma dei pini, l’alito puro del mare, le luci che gettano da lontano le montagne di marmo”. Parole di rara sensibilità che descrivono perfettamente le atmosfere più suggestive dell’amata Viareggio, un luogo speciale per l’artista che nonostante l’indole cosmopolita decise di trascorrervi anni felici dal 1916 al 1927.

A dodici anni di distanza dalla retrospettiva di Seravezza, la Fondazione Matteucci per l’Arte Moderna, rende omaggio alla pittura scintillante di Moses Levy, con una mostra ospitata negli spazi espositivi di Viareggio, per celebrare il suo sguardo tres charmant tra gli ultimi bagliori ottocenteschi e la modernità del Novecento. Sulla scia di Picasso e Matisse in Costa Azzurra, Levy trova nei lidi toscani una solida ispirazione artistica e con occhi avidi di mondi e persone, fissa il nuovo spazio mondano, sapendone cogliere i cambiamenti sociali e la nascente modernità.

 

Moses Levy, Luce Marina

Moses Levy, Luce Marina, 1917-1918

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nata in collaborazione con la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, la retrospettiva presenta al pubblico, e fino al prossimo 19 ottobre, un’accurata selezione di circa 40 opere affini tra loro per tematica e cronologia, in un viaggio affascinante dal 1915 al 1935 per rievocare la bellezza, gli svaghi e i passatempi dell’elite culturale di un’epoca di mezzo.

 

Moses Levy, Madre e bambini sulla spiaggia, 1920

Moses Levy, Madre e bambini sulla spiaggia, 1920

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nato a Tunisi nel 1885, Moses Levy fu un artista di formazione e cultura eterogenee: inglese di nazionalità, toscano di residenza e studi, e poi di nuovo tunisino dopo le leggi razziali, nel corso della sua intensa vita ottenne numerosissimi riconoscimenti, partecipando alle biennali di Venezia e alle mostre della Secessione romana, lavorando moltissimo, esponendo altrettanto, ma restando tuttavia ingiustamente poco conosciuto. Influenzato dalla tradizione dei fauve , tra Utrillo e Derain, Levy manterrà sempre una certa unità poetica, pur lasciando trasudare le sue tele di numerose esperienze e spontanei vagabondaggi. Tra i lavori più celebri presenti in mostra si potranno ammirare “Donna in blu”, tela in cui lo sguardo mondano del pittore esalta la riproduzione di abiti e accessori femminili, risentendo da un lato della lezione dei fauves e dall’altro delle riviste patinate all’ultima moda. Ancora “Luce Marina”, l’opera che presta il nome alla mostra presentando una donna vestita di bianco dal lungo collo alla Modigliani: la credibile protagonista di un romanzo moderno. Si passerà poi a “L’ombrellone bianco”, “Spiaggia”, “Madre e figlia sulla spiaggia”, “Anna e l’amica”, “Il Bagno Cirillo”, “Ritratto di Enrico Pea” o “Ritratto di Leonida Rapaci”, tele sublimi di un dandy errante che immortalano lo scorcio di un’Italia ad un passo dal miracolo economico ma dimentica di quella lirica spensieratezza.

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