Foto flatlay di riviste di moda e un tablet su una superficie grigia, con una modella, il titolo “LIVING LEGENDS” e opere d’arte astratta.
Sharon Stone

L’arte di rimanere fedeli a sé stessi

  • 11 min di lettura
  • da Steffi Kammerer
  • Edizione

    03/24

  • Posizione

    Los Angeles, California

La superstar hollywoodiana, rinomata per l’abitudine di oltrepassare i limiti, ha trasformato l’intero settore del cinema. Dopo aver superato diverse sfide, compresa un’esperienza potenzialmente fatale,Sharon Stone, ha deciso di reinventarsi. Ora ha trovato la sua nuova vocazione come acclamata pittrice.

Abbandonare un percorso prestabilito, cambiare vita o provare qualcosa del tutto nuovo, è per gran parte delle persone più difficile di quanto non sembri. Molti si aggrappano allo status quo, anche in situazioni esasperanti e impantanate, solo perché si tratta di realtà conosciute. Lo riflettevano già i detti popolari: «Chi vuol far l’altrui mestiere, fa la zuppa nel paniere». Non ci è caduta Sharon Stone, icona hollywoodiana, quando le offerte per parti davvero interessanti le vennero a mancare. Lei ne soffrì, come affermò diverse volte. A quel punto fu necessario mostrare ingegnosità e coraggio, qualità che la Stone dimostrò in abbondanza.

Pagina di una rivista aperta con un primo piano di una donna con una sciarpa rosa e truccata; sulla destra, una citazione.

Nella sua tenuta di Beverly Hills vive circondata da opere d’arte, da anni colleziona lavori di Jean-Michel Basquiat. Durante la pandemia, iniziò a dipingere, o meglio, riprese. L’arte rivestì un ruolo importante nella sua vita da bambina, sua zia era una pittrice e le diede lezioni. Decenni dopo, quando il lockdown attanagliava Los Angeles, una sua amica le regalò un kit di Dipingi con i Numeri. Questo spezzò l’incantesimo, Stone acquistò tele e colori, dipinse in piena estasi e pubblicò i propri quadri su Instagram. Un rinomato critico d’arte vide i suoi lavori e presto ebbe la sua prima mostra. La rivista Art-net scrisse: «Uno dei motivi per cui lei è presa sul serio come artista, è il fatto che prenda sul serio l’arte». Sharon Stone ricorda: «Dipingere divenne un’ossessione». Stiamo parlando via Zoom, da lei, a Los Angeles, è ancora primissima mattina.

Dove sta per Lei il particolare fascino della pittura?
«La cosa più bella è la grande differenza col cinema, non devo attendere il reperimento dei fondi per la produzione e l’organizzazione delle location. Posso lavorare senza aspettare che tutti i reparti si riuniscano. È sufficiente andare nel mio atelier, accendere la luce e prendere in mano il pennello. Adoro queste lunghe ore di impegno fisico e artistico».

Mettere alla prova un proprio talento e presentarne i risultati in pubblico richiede sempre grande coraggio. Ovviamente, per una persona dal calibro di Sharon Stone le aspettative sono molto al di sopra della media. Lei non ha affatto cominciato in modo timido, con piccoli quadri. Già in occasione della sua primissima mostra, a marzo del 2023 a Los Angeles, ha puntato molto in alto, riempiendo lo spazio con giganteschi quadri di grande forza espressiva.

Il mondo dell’arte è competitivo tanto quanto il mondo del cinema. Lei non ha avuto alcun timore ad esporsi?
«Per tutta la vita ho sentito ripetere di essere troppa alta, troppo bassa troppo grassa, troppo magra, troppo bionda, troppo scura, troppo qualcosa... Infine sono riuscita a far finta di niente, è impossibile accontentare tutti. In genere mi aspetto che la gente mi dica cos’è che non vada in me, invece di indagare sui propri difetti».

Per tutta la vita mi è stato detto che ero troppo alta, troppo bassa, troppo grassa, troppo magra.
Sharon Stone

Alcuni mesi fa, all’inizio della Berlinale, Stone ha inaugurato una sua mostra a Berlino, la prima in Europa. Dall’aeroporto non si è fatta accompagnare in albergo ma direttamente dai suoi quadri in Auguststrasse, presso la Galleria Deschler. In precedenza, aveva ricevuto un’e-mail con le planimetrie, lei stessa aveva deciso dove appendere ognuna delle dodici opere, concependo fin nel minimo dettaglio l’intera procedura. Totem è il titolo dato da lei alla mostra, tutti i quadri risalgono al 2023, su ognuno si vede da qualche parte un serpente. La muta, il rinnovamento, è il suo tema di base. Uno dei suoi quadri è dedicato a suo nipote, morto a solo undici mesi. Le opere di Stone non indagano solo la bellezza ma anche esperienze essenziali come le guerre, gli amori passati, la perdita, la speranza.

Nel 2001, rischiò di morire per un ictus, seguito da un’emorragia cerebrale. Entrò in coma, le sue probabilità di sopravvivenza erano secondo i medici intorno all’1 %. Per un anno ha lottato per ritornare a vivere, imparando di nuovo a parlare e camminare. Finalmente guarita, dovette constatare che a Hollywood non l’aveva aspettata nessuno. «Sono finita in fondo alla coda» disse una volta. La superstar si ritrovò di fronte al nulla. Ancora oggi deve prendere medicine per prevenire una nuova apoplessia. Per anni, Stone ha tenuto nascosto i suoi problemi personali, temendo che potessero ostacolare la sua rentrée a Hollywood. «Nel settore cinematografico, un handicap non è di grande sostegno» racconta. «La pittura mi ha aiutato a superare la paura di non essere accettata per quel che sono realmente». 

Inizialmente, aveva piazzato il cavalletto nella sua camera ma prestò capì di aver bisogno di grandi spazi. Così trasformò una stanza in atelier. Finalmente aveva trovato uno sfogo per la sua esuberante energia, senza dover continuare ad aspettare proposte per parti che non sarebbero mai arrivate. Non dovette più chiedersi come mai fosse finita a bordo campo. Proprio lei, Sharon Stone, in passato corteggiata da tutto il mondo. Negli ultimi dodici mesi ha avuto quattro mostre personali – LA, Greenwich, Connecticut, San Francisco –, ora è a Berlino.

Pagina di una rivista aperta: sulla pagina di sinistra si vede un primo piano di una donna con braccialetti colorati; sulla pagina di destra è riportato il testo dell’articolo con una grande “F”.

Ha avuto aiuto da qualcuno, quando ha mosso i primi passi nel mondo dell’arte?
«No. Provo delle cose, poi rifletto. E dopo, tutto si riduce a lavoro, preparazione, lavoro, lavoro, lavoro. Senza questo tipo di impegno non si realizza nulla, a prescindere dal nome che si porta». Ride, una delle sue tipiche risate profonde: «Senza anni di lavoro, un’accurata preparazione e ancora altro lavoro, non si diventa Sharon Stone. Non ci sono scorciatoie. Poco tempo fa ho parlato con Oprah, confessandole quanto mi irriti il tentativo di certa gente di trucidarla. Lei mi chiese se avessi un’idea di cosa spingesse questa gente. Perché vorrebbero essere come te, le risposi, senza però investire la stessa quantità di lavoro. Sa, non si diventa una celebrità, senza realizzare qualcosa di speciale. Ci vogliono anni di duro lavoro. Anche i miei quadri non sono nati mentre stavo a poltrire ma trascorrendo ogni giorno, in cui non stavo su un qualche set in giro per il mondo, in un museo. Studiando, guardando, osservando, disegnando. Non è mica magia».

Quand’è che si è accorta di poter avere davvero successo con la sua pittura?
«Credo durante la mia seconda mostra, la gente ha cominciato a litigarsi per l’acquisto di alcune opere tra le più grandi. Veri collezionisti, membri dei consigli museali».

Racconta che per lei dipingere è un atto spirituale, si perde nei suoi quadri, alza il volume della musica, dimentica il tempo. «Di colpo mi rendo conto che sono le tre di mattino». Nei suoi dipinti accadono molte cose, sono il riflesso di una vita che avrebbe spezzato tanti altri. Sharon ­Stone è cresciuta in Pennsylvania, la seconda di quattro fratelli. A marzo 2021 ha pubblicato la sua autobiografia, Il bello di vivere due volte, molto intima e molto lodata. Lì, descrive un’infanzia e un’adolescenza accompagnate da povertà e violenza. Stone è cresciuta nella pianeggiante campagna americana, alcuni compagni andavano a scuola in trattore. Molto presto si è rifugiata nei suoi sogni sull’arte. Appena 15enne, si è iscritta a un corso di arte e scrittura creativa presso l’università più vicina. Molto dotata, ebbe una borsa di studio, ma lasciò per fare la modella a New York.

Il fatto che Sharon Stone non si arrenda mai lo deve anche alle sue origini. Prima di diventare da un giorno all’altro una star di fama mondiale grazie a Basic Instinct, aveva già recitato in 17 film, sempre sperando di sfondare. Oggi è la madre affettuosa di tre figli che vivono con lei a Los Angeles.

Su Instagram condivide momenti della sua vita quotidiana, molto colorita, popolata da tanti buoni amci. Ora ha deciso che il 2024 sarà il suo anno dell’amore, assente dalla sua vita da un bel po’ di tempo. Pare che anche in questo campo, essere Sharon Stone non sia di grande aiuto. Già diversi anni fa si era registrata sulla piattaforma di incontri Bumble. Prontamente, l’amministratore la bloccò, ritenendo che il suo account si basasse su un profilo falso. Un fatto postato da Stone su Twitter.

Ho detto cose che molte persone a Hollywood hanno trovato allarmanti.
Sharon Stone

Nel corso della sua vita ha sempre dato molto agli altri. Dopo la morte del suo ex insegnante di recitazione per AIDS, ha cominciato a impegnarsi nella lotta contro l’HIV, in un periodo in cui questa malattia era ancora molto stigmatizzata. In oltre 25 anni ha raccolto innumerevoli donazioni milionarie. Nel 2005, l’Harvard Foundation l’ha premiata per questo suo lavoro. Ha accompagnato missioni di organizzazioni umanitarie nel Medio Oriente, in Africa e sull’Himalaya, ha difeso i senzatetto, sostenuto donne e bambini abusati. L’anno scorso, le Nazioni Unite l’hanno insignita del Global Citizen of the Year Award.

Sharon Stone è stata candita all’Oscar per la sua parte in Casinò e ha ricevuto un Golden ­Globe. È vero che le piacerebbe molto interpretare nuovi personaggi di una certa complessità ma ha smesso di definirsi soltanto attraverso quest’attività. Sono trascorsi oltre 30 anni da quando è uscito Basic Instinct. Un film epocale al quale deve la propria fama, ma che ha gettato anche un’ombra su di lei, a causa di quella frazione di secondo in cui accavalla le gambe. Stone, la seducente assassina, presenza vivente nella fantasia erotica maschile. Forse, il dilemma di Stone è da sempre stato il fatto che la gente si sia sentita sopraffatta da lei. Troppo bella, troppo intelligente, troppo arguta e tagliente, troppo poco controllabile. Nel 1995 raccontò al Los Angeles Times: «Credo che a lungo la gente non abbia saputo cosa farsene della mia personalità. Avevo l’aspetto di una Barbie e la voce di qualcuno vissuto per tutta la sua vita in un bar. Poi ho detto anche una serie di cose allarmanti». 

Una cosa detta ripetutamente nel corso degli anni, erano due cifre: 500 mila dollari – il suo cachet per Basic ­Instinct – e 14 milioni di dollari, il compenso di Michael Douglas per la stessa produzione. Se il divario di genere si sta lentamente riducendo, è anche merito suo. Fin dagli inizi ha sostenuto il movimento #MeToo, ha denunciato più volte la tossica cultura maschilista di Hollywood e rivelato di aver ricevuto in varie situazioni il suggerimento di dare una spinta alla propria carriera prestandosi al sesso con colleghi o registi. Fino ad oggi attende le dovute scuse.

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Lei si pone la domanda di come sarebbe potuta essere la sua carriera se fosse stata un maschio?
«Già Olivia Colman disse che se il suo nome fosse Oliver Colman, le cose sarebbero state molto diverse per lei. Parlare di questi temi è una libertà finalmente conquistata dalle donne. Di fronte alla massiccia repressione subita, siamo semplicemente stufe di ritrovarci costantemente ai margini dell’azione».

Cosa ha imparato negli ultimi anni, cosa le hanno rivelato i suoi recenti problemi?
«Dopo il mio ictus ho dovuto constatare che il mondo non si prende molta cura di te. Credo che si imparino cose nuove, dopo aver interiorizzate le lezioni davvero difficili. Bisogna porre dei limiti. Ho imparato a dire no, in modo estremamente deciso, perché ne dipendeva la mia vita. Ovviamente alla gente non è piaciuto, si è parlato abbastanza male di me. Per fortuna so essere molto dura e decisa».

Una qualità che viene anche ammirata.
«Possibile che la gente ti ammiri ma questonon comporta automaticamente il desideriodi trascorre del tempo con te, o la volontà dimetterti sotto contratto».

Ha scelto la felicità, dice Sharon Stone. «È una disciplina a sé, una scelta fatta ogni singolo giorno».

Oggi, si sente liberata?
«Sì, perché non ho più nulla da nascondere».

Una doppia pagina tratta da una rivista, in cui si vede una donna con un cappotto a fantasia circondata da opere d’arte astratta di grande impatto, con il titolo suggestivo “L’arte di rimanere fedeli a se stessi”.