Primo piano di un emblema cromato con un motivo a forma di M, dal quale pende una medaglia dorata con la scritta “12” su uno sfondo scuro.
Design iconici

Raffinatezzaper l’eternità

  • 5 min di lettura
  • da Bettina Krause
  • Edizione

    02/25

Mobili iconici, moderni e rilevanti anche decenni dopo la loro progettazione, senza alcuna traccia visibile della loro reale età. Lontani da mode e trend, questi classici del design conquistanoda generazioni cuori e case in tutto il mondo. Per voi, una selezione di ambitissimi pezzi da collezione.

Cini Boeri – poltrona Ghost

La carriera di Cini Boeri ebbe inizio nello studio della star italiana del design Gio Ponti. Nel 1963, la designer e architetta fondò il proprio studio. Morì nel 2020, a 96 anni, nella sua città natale Milano. Funzionalità ed estetica erano il fulcro dei suoi progetti. Questi spaziavano dalla progettazione di allestimenti, alla creazione di mobili, al design di borse per il marchio Prada. La sua poltrona Ghost, realizzata con vetro curvato dello spessore di 12 millimetri, è stata progettata nel 1987 per il marchio Fiam; la seduta di 36 chilogrammi è tanto sobria quanto ponderata. Per il design, Boeri si è ispirata al Kirigami, una tecnica giapponese di manipolazione della carta che permette di ottenere oggetti tridimensionali tramite articolati intagli e piegature. Sostituendo il foglio di carta con una lastra di vetro, Cini Boeri ha intagliato, bombato e formato il vetro in modo da ottenere una confortevole seduta con schienale e braccioli. L’iconica poltrona è esposta al MoMA di New York e in numerose altre prestigiose sale espositive.

Divano letto nero in pelle tuftata con un cuscino cilindrico arrotolato per il collo, posizionato su una piattaforma bassa sostenuta da gambe in metallo.
Foto: Knoll

Ludwig Mies van der Rohe – Barcelona-Couch

Ogni appassionato di architettura conosce Casa Farnsworth in Illinois, la Neue Nationalgalerie a Berlino o il Padiglione di Barcellona. Sono alcuni degli edifici iconici di Ludwig Mies van der Rohe, cresciuto ad Aquisgrana ed emigrato nel 1938 negli Stati Uniti. Costruzioni in acciaio con immense superfici in vetro erano il suo tratto distintivo. Questa forma di innovazione architettonica, tipica del Modernismo, prometteva linearità, trasparenza e spazi comunicanti a pianta aperta. Considerato uno dei più importanti architetti del XX secolo, van der Rohe ha diretto il Bauhaus a Dessau e progettato mobili per i suoi edifici, oggi diventati dei classici del design. Il letto da giorno Barcelona in tubo d’acciaio e pelle, realizzato in collaborazione con la designer Lilly Reich, nasce per perfezionare l’architettura lineare del padiglione tedesco dell’Esposizione Universale del 1929. Completano la collezione Barcelona, un’omonima poltrona e uno sgabello dal design tanto minimalista quanto caratteristico.

Armadio metallico verde a due colonne e tre file con cornice cromata; ogni anta è dotata di una serratura rotonda argentata; poggia su piedini regolabili.
Foto: USM

Fritz Haller – credenza USM

Difficile immaginare uno studio legale, un ambulatorio medico o una redazione senza queste scaffalature: il sistema modulare USM, progettato nel 1963 da Fritz Haller e Paul Schärer, è diventato negli ultimi decenni un’istituzione nel mondo dell’arredo. Pronti per assumere varie funzionalità, gli elementi modulari possono essere configurati come armadi, tavoli o mensole, con porta piante integrabile. L’attuale struttura è pressoché uguale al primo modello sviluppato negli anni ’60 del ’900. La forma semplice, l’elevata funzionalità e le 14 tonalità della paletta USM, liberamente combinabili, fanno di questo sistema un prodotto sostenibile e senza tempo. Nell’estate del 2024, USM ha lanciato la variante in verde oliva, il 15° colore della loro paletta cromatica. Inoltre, il sistema corrisponde anche a gusti contemporanei: non solo si vede in fiere d’arte internazionali come l’Art Basel, ma viene utilizzato anche da stilisti come Alexandra Golovanoff o William Fan per la presentazione delle nuove collezioni.

Pagina di una rivista aperta; sulla pagina di sinistra si vede una foto in bianco e nero di un uomo al telefono; sulla pagina di destra è raffigurata una lampada “Flowerpot” su una scrivania di legno con dei libri.

Verner Panton – Flowerpot

Più in voga che mai, si presenta la lampada da tavolo Flowerpot di Verner Panton, disegnata dall’architetto e designer danese nel 1968. Tre semisfere – due nel paralume, una alla base della lampada – sono assemblate in modo perfettamente proporzionato. Un cattura sguardi dai colori saturi che illumina camere d’albergo, ristoranti e abitazioni. Panton ha iniziato la propria carriera come assistente dell’archistar danese Arne Jacobsen, più in là ha progettato per marchi come Fritz Hansen, Thonet e Vitra. A differenza di molti suoi colleghi, Panton non solo aveva un debole per materiali artificiali e forme geometriche, ma ha pure studiato a fondo la psicologia del colore. Tra le creazioni di Panton si trovano complessi progetti di interior design, tra cui gli interni degli ex uffici della rivista Der Spiegel ad Amburgo; la mensa della casa editrice è visitabile ancora oggi presso l’attiguo Museum für Kunst und Gewerbe. Tra i più importanti progetti del designer spicca la sua sedia Panton a forma di esse, uno dei più significativi classici nella storia del design.

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Piastra in vetro trasparente di forma ovale, sostenuta da gambe nere dalla forma scultorea.
Foto: Vitra

Isamu Noguchi – Coffee Table

Uno dei progetti più conosciuti dell’artista e designer nippo-americano Isamu Noguchi è – accanto alla collezione di lampade Akari in carta di riso – il suo scultoreo tavolino Coffee Table. Una robusta lastra di vetro poggia su due gambe identiche in legno, posizionate ad angolo retto. Noguchi ha creato questo tavolo nel 1944 e lo considerava il miglior mobile da lui progettato. Il tavolino trasmette una sensazione di leggerezza e di grande quiete, in netto contrasto con la sua peculiare forma curvata. Noguchi era un talento poliedrico. Per realizzare le proprie sculture, i suoi giardini, i mobili, le ceramiche e le scenografie, amava utilizzare materiali come acciaio inossidabile, marmo, ghisa, legno, bronzo, basalto, granito e acqua. Nelle sue opere impregnate di poesia, l’artista si confrontava con la ricerca dell’atemporalità della forma, coniando l’espressione: «There is no such thing as time – Non esiste una cosa come il tempo». Non lasciò al caso neanche la tutela della sua eredità artistica: nel 1985, tre anni prima di morire, costruì un memoriale per sé stesso nel quartiere newyorchese del Queens: l’Isamu Noguchi Garden Museum.

Primo piano di palloncini rossi luccicanti, uniti tra loro su uno sfondo bianco, dai quali pende un filo nero attorcigliato.
Foto: mozaikdesign.com

Gaetano Pesce – La Mamma

Progettata nel 1969 da Gaetano Pesce, la serie UP comprende sette sedute che richiamano le forme delle veneri paleolitiche. Un omaggio al corpo femminile che combina in modo armonioso funzionalità ed estetica. La UP5, conosciuta anche come La Mamma o Big Mama, è una seduta avvolgente, collegata tramite una specie di cordone ombelicale a uno sgabello sferico (UP6). Nel 2019, Pesce ha piazzato una versione gigantesca del celebre pezzo di design davanti al duomo di Milano con l’intera seduta trafitta da frecce. Con questa iniziativa, il movimentato architetto e designer italiano, residente da decenni a New York, voleva lanciare un segnale contro il patriarcato ed evidenziare la questione della violenza sulle donne. Negli anni ’60, l’utilizzo di poliuretano espanso flessibile e il confezionamento compatto, ottenuto col sottovuoto, erano rivoluzionari. Aprendo l’imballaggio, il volume si espandeva fino al raggiungimento della forma definitiva, grazie all’aria che penetrava all’interno. Nel 2000, B&B Italia ha lanciato una riedizione della serie cult in poliuretano espanso, rinunciando all’effetto rigonfiamento.

Pagina di una rivista aperta: sulla pagina di sinistra si vede una sedia Eames bianca accanto a una porta, accompagnata da un testo su Ray e Charles Eames; sulla pagina di destra è raffigurata una foto in bianco e nero di due uomini all’aperto in un ambiente tipico della metà del secolo.

Ray e Charles Eames – La Chaise

Probabilmente la coppia più famosa della storia del design: Ray e Charles Eames. Grazie alla sua formazione artistica, Ray non solo aveva una grande sensibilità per l’armonia delle forme e dei colori, ma anche un occhio attento a dettagli ed elementi giocosi. Qualità ideali per completare i talenti di Charles, laureato in architettura. I progetti del duo sono focalizzati sulla funzionalità degli oggetti. Sobrietà, forme organiche e innovazioni tecnologiche sono le principali caratteristiche della loro opera, portata avanti per 40 anni, fino alla morte di Charles Eames.

Tra i più importanti lavori della coppia sono da citare la Lounge Chair e La Chaise. Quest’ultima è stata disegnata nel 1948 per un concorso indetto dal Museum of Modern Art di New York. La sedia asimmetrica, con la seduta a sbalzo e una struttura formata da cinque tubi di acciaio fissati a una base in legno, ha un aspetto arioso e morbido.La seduta biposto si ispira alla scultura Floating Figure di Gaston Lachaise, realizzata nel 1927.

Pagina di una rivista aperta: sulla pagina di sinistra è visibile un ritratto a colori di un uomo anziano in giacca e cravatta; sulla pagina di destra è riportato un articolo in bianco e nero sul design, con l’immagine di una lampada e di una sedia.

Greta Grossman – Gräshoppa

Nata nel 1906 a Helsingborg, Greta Grossman ha progettato la lampada da terra Gräshoppa nel 1947, creando una delle sue opere più importanti, un’icona del design scandinavo. Anche per la lampada Cobra la svedese ha cercato ispirazione nelle forme presenti in natura, rielaborate da lei in modo stilizzato, astratto e ridotto per trasporle nei suoi mobili. Gräshoppa si erge su snelle gambe lineari. Con pochi tratti semplici, Grossman ha conferito alla lampada un tocco di caparbietà, capace di farla sembrare una creatura vivente. Il tubo d’acciaio leggermente inclinato all’indietro sorregge il paralume e richiama con la sua peculiare silhouette le gambe di una cavalletta. All’interno di una stanza, l’oggetto trasmette un senso di sobria eleganza e leggerezza, raggiungendo l’obiettivo di molti designer: una forma senza tempo, immune a trend e mode, perennemente fresca. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, Greta Grossmann si è trasferita in California, dove ha lavorato come designer e architetta. È considerata una delle poche donne creative della sua generazione ad aver ricevuto il dovuto riconoscimento in vita per la sua opera.

Moderna chaise longue in pelle nera con struttura cromata sinuosa e un piccolo poggiatesta cilindrico bianco.

Le Corbusier – Chaise Longue

Diciassette dei suoi edifici sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Charles-Édouard Jeanneret-Gris, meglio conosciuto come Le Corbusier, è indubbiamente uno dei più grandi architetti del XX secolo. Nato in Svizzera, Le Corbusier ha trasposto la propria visione di funzionalità allo stato puro in forme essenziali e lineari, un processo applicato sia all’urbanistica che al design. Il termine «macchina per abitare» è stato coniato da lui: l’idea di casa basata su efficienza ed economicità, capace di offrire al maggior numero possibile di persone uno spazio abitativo confortevole. Tra i progetti dell’indaffarato visionario si trovano anche diversi mobili. Nel 1928 ha sviluppato in collaborazione con Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand la celebre sdraio LC4, basandosi su un’accurata analisi delle proporzioni umane e delle posizioni del corpo. L’obiettivo era la creazione di una seduta capace di offrire un massimo di confort e relax, abbinato a un perfetto equilibrio tra purezza geometrica ed ergonomia. Su una struttura di supporto in acciaio è poggiato il piano di riposo, rivestito di cuoio, pelle con pelo o tessuto. Oggi, i diritti della Chaise Longue appartengono all’azienda milanese Cassina, un marchio storico dell’arredo italiano. La sdraio LC4 è uno dei capolavori della storia del design.

Primo piano di una poltrona in pelle nera con rivestimento a bottoncini, schienale ricurvo e finiture cromate.
Foto: miliashop.com

Salvador Dalí – Vis-à-Vis de Gala

Salvador Dalí è conosciuto soprattutto come pittore. Il suo dipinto La persistenza della memoria — degli orologi semifluidi in una landa desolata — è una delle opere più avvincenti del Surrealismo. Il fatto che l’eccentrico spagnolo abbia avuto anche un grande talento per il design lo prova il suo divano a forma di bocca Dalilips, progettato per il Teatro-Museo Dalí a Figueres. Il suo peculiare senso umoristico e il suo amore per il bizzarro emergono anche nel divanetto Vis-à-Vis de Gala, progettato sempre da lui. La struttura in legno è imbottita e rivestita con raso di poliestere nero. Sul lato superiore dello schienale scorre una decorazione in ottone che rappresenta un braccio stilizzato con una mano per lato, come se la persona seduta venisse abbracciata. Su un lato il polso, circondato da un bracciale pieno di gioielli, appare femminile, sull’altro è addobbato con un orologio e sembra maschile. Curato fin nei minimi dettagli, il divano di de-sign è oggi venduto da BD Barcelona per quattro/cinque decine di migliaia di euro.

Poltrona lounge rotonda, viola e imbottita, con un cuscino dello schienale marrone e un cuscino di seduta rosso brillante, su sottili gambe in metallo nero.
Foto: bardisbowlchair.arper.com

Lina Bo Bardi – Bowl Chair

Indirizzata verso un approccio olistico, Lina Bo Bardi è stata una delle prime donne a conquistarsi una posizione di chiara fama in una professione dominata da maschi. Per le case da lei progettate disegnava anche l’arredo degli interni. Nel 1951, l’architetta e designer brasiliana con radici italiane ha creato la leggendaria Bowl Chair, un capolavoro in materia di proporzioni. Su una struttura metallica ad anello è appoggiata una seduta semisferica, rivestita in pelle. La semisfera può essere orientata in diverse posizioni, adattandosi a esigenze personali. All’epoca di Bo Bardi, la decisione di non fissare la seduta alla struttura, non solo era un’idea rivoluzionaria ma rappresentava anche la sua visione di un mondo in cui ogni persona doveva essere libera di vivere appieno secondo il proprio potenziale. Semplice, essenziale e dotata di una forma ben delineata, la poltrona Bowl è considerata un classico senza tempo, concepita in origine come complemento d’arredo flessibile e alla portata di tutti. Oggi, la poltrona viene prodotta in un’ampia gamma di colori differenti e vale diverse migliaia di euro.

Pagina di una rivista aperta: sulla pagina di sinistra è visibile il ritratto in bianco e nero di un uomo anziano in completo gessato; sulla pagina di destra è raffigurato un uomo con cappello e sciarpa.

Ron Arad – Book-Worm

Gli angoli retti non fanno parte delle sue preferenze. Il designer e architetto anglo-israeliano Ron Arad, nato nel 1951 a Tel Aviv, punta su oggetti curvati e personalizzabili, come la libreria Bookworm, adattabile a qualsiasi ambiente. Mentre la stragrande maggioranza delle librerie adotta forme rigidamente perpendicolari, Arad ha creato nel 1994 un modello a forma di spirale, capace di reggere un carico fino a quindici chilogrammi. Nonostante la data di creazione relativamente recente, la giocosa libreria Bookworm in PVC flessibile è diventata un classico contemporaneo dell’arredo, considerabile parimenti un’opera d’arte scultorea e un oggetto di design. Uno dei tratti distintivi di Arad è la sua sperimentazione con forme e materiali familiari a tutti. Perdipiù, lui possiede il dono di annullare i confini tra arte e design. Architetto con formazione artistica, Arad ha progettato il Museo del Bauhaus a Tel Aviv e il Design Museum Holon, anche questo situato in Israele.

Villa di lusso contemporanea di colore bianco, costruita sul fianco roccioso di una collina con diversi livelli, vetrate a tutta altezza e una piscina a sfioro che riflette il cielo e gli alberi circostanti. L’architettura minimalista crea un splendido contrasto con le formazioni rocciose naturali e la vegetazione mediterranea, affacciandosi su quella che sembra essere una vista sulla costa, illuminata dalla luce soffusa del tramonto.

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Bettina Krause

Da oltre 15 anni Bettina Krause scrive come giornalista freelance per numerose riviste di alto livello, occupandosi di arte, design, architettura e viaggi. La professionista berlinese ama soprattutto intervistare personalità d'ispirazione e viaggiare in tutto il mondo per i suoi reportage.