- 4 min di lettura
- 05.03.2026
- da Merle Wilkening
Arteadagiataa terra – Tappeti di cc-tapis

Problema
02/26
Posizione
Milano, Italia
Fotografia
cc-tapis
Il marchio milanese di tappeti, cc-tapis, coniuga tradizioni secolari ed estetica contemporanea. Lavorati a mano da artigiani in Nepal e India, ogni fibra dei tappeti è espressione della vitalità e del profondo patrimonio culturale dell’azienda.

Origini e Identità
Il marchio cc-tapis è nato all’insegna dell’amore, dell’amicizia e della collaborazione. Che effetto hanno avuto queste dinamiche personali sul DNA aziendale?
Fabrizio Cantoni: La sua domanda racchiude già una parte importante della risposta. cc-tapis è nato da una storia molto intima, un’avventura condivisa tra me e mia moglie. Lei ha origini persiane, il legame con i tappeti le scorre praticamente nel sangue. Io vengo dal settore ospitalità sulle Alpi italiane, un mondo apparentemente il più lontano possibile dalla produzione di tappeti. Eppure, le nostre strade si sono incrociate in modo naturale.
Poco tempo dopo si è aggiunto l’elemento dell’amicizia, grazie a Daniele, il nostro terzo socio. Questa sensazione di leggerezza, fiducia e collaborazione è diventata la base della nostra impresa. Un’energia vitale fatta di emozioni umane, fin dall’inizio parte integrante dell’azienda. Un mix tra amore, amicizia e curiosità. Credo che questo spirito ci definisca ancora oggi.
Qual è stata la spinta iniziale che ha portato alla nascita di cc-tapis e come si è evoluto il brand dai suoi inizi in Francia fino all’attuale sede a Milano?
Ho sempre creduto che, in qualche modo, le nostre vite seguano un percorso già tracciato. Quest’idea deriva da mio suocero ed è profondamente radicata nella cultura persiana: ogni esistenza segue una strada già delineata, ma percorrerla richiede impegno e dedizione.
Anche se sono cresciuto nel mondo dell’ospitalità, ho sempre avuto una curiosità naturale per l’architettura e il design, ambiti che ho esplorato da autodidatta. L’ospitalità è un settore meraviglioso, ma per me troppo spesso in conflitto con la vita familiare. Come albergatori, Nelcya e io facevamo fatica a costruire il tipo di equilibrio familiare che desideravamo, e per questo abbiamo deciso di cambiare direzione.
L’idea iniziale era quella di aprire un emporio gastronomico italo-francese a New York. Il progetto, però, ha preso un’altra forma, trasformandosi in una bottega di tappeti a Strasburgo, insieme al padre di Nelcya, la cui attività risaliva al 1943. È stato proprio quel periodo a Strasburgo a far nascere in noi il desiderio di “parlare un nuovo linguaggio”, sempre mantenendo viva la tradizione artigianale dell’annodatura a mano.
Da allora l’azienda si è evoluta in modo sostanziale, senza che questo diminuisse la nostra brama di creare tappeti capaci di esprimere linguaggi diversi. La sperimentazione è sempre stata parte integrante del DNA di cc-tapis e continua ad animare il nostro spirito.
Oggi, il nome cc-tapis è conosciuto in tutto il mondo. Cosa significa per Lei?
Negli ultimi quindici anni, tutto quello che abbiamo raggiunto è stato il risultato di un autentico lavoro di squadra. Un impegno collettivo, arrivato a buon fine grazie a dedizione, passione e creatività, messe in campo da tutte le parti interessate.
Certo, mi riempie di orgoglio – e, a dire il vero, mi stupisce – vedere fin dove è arrivato il marchio e quanto sia oggi ampiamente riconosciuto. Non è mai stato qualcosa che avessimo pianificato o previsto. Per me, la cosa più bella è il fatto che cc-tapis è diventata una piattaforma sulla quale posso confrontarmi con alcune delle menti creative più interessanti e stimolanti di questa nostra epoca. Ogni collaborazione aggiunge un nuovo strato alla nostra storia, e per me, questo è l’aspetto più gratificante di tutto il percorso.

Artigianato e Produzione
Per cc-tapis, l’artigianato non definisce uno stile, esprime un’essenza. Quale filosofia si nasconde dietro la vostra produzione artigianale?
Qualche anno fa, proprio agli inizi del nostro percorso, un giornalista mi chiese quale fosse lo stile di cc-tapis. Ricordo di aver risposto di getto, che in realtà non abbiamo uno stile. Non siamo un marchio lifestyle che deve sviluppare una linea estetica coerente, compatibile con divani, tavoli o sedie.Siamo un marchio monoprodotto, produciamo esclusivamente tappeti. L’anima del nostro stile si rivela nel modo in cui li produciamo.
In ogni nostro progetto, la tecnica – sempre artigianale – determina l’interpretazione del design, diventando così la nostra personale firma. Il processo cambia ogni volta, perché ogni gesto, ogni artigiano, ogni fibra fanno nascere qualcosa di unico. La bellezza dell’artigianato è proprio questa: non esistono due pezzi identici, c’è una grande vitalità.
Personalmente, non amo i tappeti che restano semplicemente stesi sul pavimento. Lavoriamo con colori, fibre e metodi di annodamento, un vocabolario variegato di gesti e materiali che dona a ogni tappeto una sua identità distinta. Per me, l’essenza dell’artigianato sta proprio qui: nella costante voglia di sperimentare e nel dialogo tra tradizione e creatività che definisce il nostro lavoro.
Voi producete in Nepal, in India e a Milano. Come si differenziano le tradizioni artigianali di questi luoghi e cosa imparate dalle singole sedi produttive?
cc-tapis è nato tenendo conto esclusivamente delle tecniche di annodamento tibetane, praticate nelle nostre sedi produttive di Katmandu. Essere presenti sul posto — insieme al nostro partner nepalese, con il quale abbiamo fondato cc-tapis Nepal Pvt. Ltd. — ci permette di sperimentare e interiorizzare ogni singola fase produttiva di un tappeto annodato a mano. Acquistiamo le fibre in loco, le tingiamo, le annodiamo e ci occupiamo di tutte le finiture. Così siamo in grado di controllare per intero le fasi di lavorazione e garantire la massima qualità.
In India, seguiamo un approccio differente. Lì, la ricchezza e la diversificazione di tecniche artigianali è davvero straordinaria: il punto catenella, i dhurrie a trama piatta, i telai a fossa, il ricamo a mano e la tessitura su telaio manuale. Nel 2024, quando abbiamo lanciato la nostra collezione ready-to-buy, ogni singolo progetto era abbinato a una specifica tecnica di lavorazione. A seguire, abbiamo organizzato una specie di Grand Tour attraverso il Nord del paese per individuare i villaggi dove queste tecniche venivano eseguite ai massimi livelli.
Milano, poi, è un’altra storia ancora. Lì, volevamo creare un prodotto davvero made in Milan. In questo caso, l’attenzione non si è rivolta all’artigianato nel senso tradizionale, ma piuttosto alla produzione locale: creare un prodotto a chilometro zero. Con l’aiuto della nostra macchina di prototipazione siamo in grado di sviluppare pezzi unici per installazioni e possiamo creare allestimenti su misura.
Nell’artigianato il tempo gioca un ruolo importante. Come trasmettete alla vostra clientela internazionale il peculiare valore della lentezza?
Ottima domanda! Tra pochi giorni pubblicheremo un audiovisivo (Nota della redazione: vedi sotto), diretto da Lorenzo Gironi, girato tra il Nepal e il Ladakh. È un tentativo di raccontare quelle persone, quei paesaggi e quella cultura nel modo più fedele e autentico possibile. Così possiamo mostrare che dietro ogni tappeto esiste un ritmo di vita che non può essere accelerato.
Per noi, il tempo non è un semplice fattore produttivo, è sinonimo di qualità, accuratezza e umanità. Il processo di annodamento non si può – e non si dovrebbe – accelerare. Ogni nodo richiede un suo tempo, guidato dalle mani dell’artigiano, dal suo respiro, dalla sua concentrazione. Interferire in questo ritmo significherebbe perdere l’anima del nostro lavoro.
Naturalmente, abbiamo lavorato duramente per ottimizzare tutto ciò che ruota attorno al processo artigianale: ove possibile, abbiamo standardizzato le fasi che precedono e seguono la tessitura, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e i tempi di consegna. Ma l’atto dell’annodatura a mano resta sacro. Segue un tempo tutto suo – lento, posato e profondamente umano – ed è proprio questa lentezza a conferire a ogni tappeto il suo valore, la sua bellezza e il suo carattere atemporale.
Materiali e Sostenibilità
Lavorate con lana himalayana, seta pura e lino, ma esplorate anche fibre a base rigenerata. Come bilanciate tradizione e innovazione nella scelta dei materiali?
La scelta delle fibre è sempre direttamente legata alla tecnica utilizzata. Per i nostri tappeti annodati a mano lavoriamo esclusivamente con materiali naturali come lana himalayana, seta, lino, canapa, ortica o juta. Queste fibre possiedono una sorta di nobiltà: invecchiano con grazia, si ammorbidiscono nel tempo e garantiscono che ogni tappeto possa durare una vita intera. Quando un oggetto è pensato per durare, merita solo i materiali migliori.
L’approccio cambia quando progettiamo per il mondo delle forniture professionali – dall’hospitality al retail — dove un tappeto ha per sua natura un ciclo di vita più breve. In questi casi scegliamo fibre rigenerate, che consentono al prodotto di essere riciclato al termine del suo utilizzo. È il nostro modo di abbracciare un’economia più circolare, in cui la bellezza non va a discapito della responsabilità.
Per me, questo equilibrio tra tradizione e innovazione è fondamentale: significa onorare tecniche antiche senza rinunciare alla curiosità, sperimentando e trovando nuove modalità di produzione sostenibile nel mondo attuale.
Come garantite che i materiali abbiano una filiera locale ed etica? E cosa significa “locale” in una rete produttiva globale come la vostra?
Per noi, “locale” significa restare il più vicino possibile alla produzione artigianale: dai luoghi, ai materiali, alle persone che mantengono viva queste tradizioni. La lana che utilizziamo è himalayana, piuttosto che essere importata dalla Nuova Zelanda. La nostra seta proviene dall’India o dalla Cina, regioni limitrofe con una secolare expertise nel settore tessile, mentre tutte le altre fibre utilizzate vengono selezionate e lavorate all’interno della stessa area geografica in cui realizziamo i nostri tappeti.
Siamo pienamente consapevoli che la distribuzione globale dei nostri tappeti ha di per sé un costo ambientale, ed è proprio per questo che ci impegniamo a ridurre al minimo l’impatto, ove possibile. Uno dei modi per farlo è evitare il trasporto superfluo delle materie prime attraverso i continenti, mantenendo l’intera filiera produttiva il più vicino possibile alle sue radici.
Dal 2022, le nostre consegne sono diventate a emissioni nette zero. Ne siamo particolarmente orgogliosi, perché ciò rappresenta un piccolo ma significativo passo verso un modo di lavorare in modo più responsabile e consapevole. Per noi, la sostenibilità non è uno slogan: è un esercizio quotidiano di consapevolezza, nonché uno sforzo continuo per compiere scelte che rispettino sia il pianeta che le persone coinvolte nella lavorazione dei tappeti.
cc-tapis adotta un approccio olistico alla sostenibilità, che va dall’ecologica, al sociale, all’economica. Come traducete questa responsabilità in azioni concrete?
Siamo fortunati perché il nostro prodotto è già per sua natura sostenibile. Un tappeto annodato a mano è pensato per durare nel tempo: può essere lavato, riparato e tramandato di generazione in generazione; non è mai creato per finire tra i rifiuti.
Ciò che cerchiamo di fare è lavorare su tutti gli altri aspetti della nostra attività, per garantire che l’etica dell’azienda rimanga coerente con il prodotto che realizziamo. Così, non utilizziamo acidi per il finissaggio dei tappeti; quando possibile, utilizziamo materiali di provenienza locale. Infine, bilanciamo l’impronta di carbonio di ogni nostra consegna. Abbiamo anche ripensato il packaging, sviluppando un tessuto speciale, realizzato con capi dismessi dell’industria fast fashion, che oggi utilizziamo per avvolgere i nostri tappeti.
Sul fronte della sostenibilità sociale, abbiamo fondato una nostra ONG, cc-for education, la cui missione è garantire un’istruzione adeguata ai figli dei nostri tessitori.
Forse è solo una goccia nell’oceano, ma per noi costituisce un gesto concreto per restituire qualcosa alle persone e alle comunità che rendono possibile ciò che facciamo.

Design, Creatività e Collaborazioni
Molte delle vostre collezioni nascono in collaborazione con designer internazionali. Chi è responsabile della scelta dei collaboratori?
Nel 2011, quando abbiamo cominciato a lavorare come cc-tapis, tutto nasceva internamente all’azienda. Era come se avessimo avuto bisogno di capire chi fossimo, definendo il nostro personale linguaggio prima di poterci aprire verso l’esterno.
Non appena pronti, Milano – questa città meravigliosa – ci ha offerto un’infinità di occasioni. Una delle prime designer con la quale abbiamo collaborato è stata Patricia Urquiola. Da allora, le collaborazioni esterne sono parte integrante del nostro lavoro.
Mentirei se dicessi che dietro a tutto questo c’è una strategia di marketing. Tutto quello che facciamo nasce dall’istinto, dalla pancia. Lo stesso vale per il modo in cui scegliamo i nostri collaboratori. Per fare un esempio: dopo aver sviluppato il nostro primo progetto con Martino Gamper nella sua cucina a Londra, sua moglie, Francis Upritchard, ha insistito per presentarci una loro amica. Quell’amica, alla fine, era Bethan Laura Wood, che da allora è diventata una presenza speciale, con la quale abbiamo già realizzato cinque collezioni.
Il nostro approccio è volutamente poco ortodosso: accanto a grandi star della scena internazionale del design lavoriamo con studenti, artisti, stilisti e architetti, cioè con chiunque abbia qualcosa da dire e una visione compatibile con la gamma espressiva di cc-tapis.
È curioso come, nonostante il tempo trascorso, io continui a sentirmi una sorta di groupie quando incontro menti che trovo profondamente affascinanti.
Che cosa rende una collaborazione davvero riuscita e come si riconosce la vera alchimia creativa?
Per capire cosa renda una collaborazione un successo, credo sia importante interrogarsi prima di tutto sul significato stesso del termine successo. Certo, siamo un marchio commerciale e dobbiamo vendere per sostenerci. Ma per me un progetto è davvero riuscito quando il tappeto esprime un nuovo linguaggio, quando riusciamo a trasmettere l’essenza della visione di un creativo attraverso il nostro sapere artigianale, spingendoci, in questo modo, oltre i confini espressivi della produzione di tappeti annodati a mano.
Mi sento incredibilmente fortunato perché, nel corso degli anni, abbiamo costruito relazioni sincere e durature con tutti i creativi con cui abbiamo collaborato. Sono il rispetto reciproco e la curiosità condivisa a mantenere vivo il dialogo. Onestamente, non credo di poter creare un tappeto con qualcuno che non mi piace. Per me, in una collaborazione la fiducia e l’empatia hanno la stessa importanza della creatività.
Qual è il progetto o la collezione che, a livello personale, Le ha suscitato maggiore sorpreso o emozione?
Non posso dire di avere un progetto preferito, sono tutti figli miei (ride). Ognuno è diverso, con la propria storia, il proprio carattere e, prima o poi, troverà l’ambiente che gli si addice di più.
Ogni tappeto porta con sé la memoria di un viaggio: le conversazioni con il designer, le mani degli artigiani, le sperimentazioni, le sfide, le piccole scoperte lungo il percorso. Per questo è impossibile sceglierne uno. Ogni progetto nasce da un processo condiviso e custodisce un frammento delle persone che lo hanno creato.
Alla fine, ogni tappeto ha una propria anima. Forse è proprio questa la parte più bella del nostro lavoro: rendersi conto che ciò che nasce come un’idea diventa qualcosa di vivo: respira e continua la sua storia nello spazio di qualcun altro.

Innovazione e Futuro
A Milano avete introdotto la tecnologia del tufting robotizzato per espandere i limiti della produzione di tappeti. Quali possibilità e quali limiti vede in questo approccio?
In un certo senso, è un tema delicato. La reputazione di cc-tapis si è costruita sulla produzione artigianale. Di conseguenza, l’introduzione del tufting robotizzato può sembrare quasi una contraddizione. In realtà, affrontiamo questa nuova tecnica con la stessa curiosità e apertura con cui ci avviciniamo a ogni forma di artigianato. In questo momento stiamo testando e sperimentando, cercando di spingere al massimo le potenzialità di questa macchina.
A essere completamente onesto, non so ancora dove ci porterà, ma finora i risultati sono molto incoraggianti. Con Formafantasma abbiamo sviluppato un progetto che utilizza lane locali scartate dall’industria della moda; con Patricia Urquiola abbiamo creato degli arazzi artistici realizzate in Econyl, una fibra di nylon derivata da plastica riciclata; e con il brand di moda Sunnei, abbiamo prodotto un grande tappeto riciclato per la loro sfilata autunno/inverno 2024.
Vedremo cosa arriverà dopo. Siamo ancora in una fase di esplorazione, ed è anche questo a rendere il percorso così stimolante.
Come immagina il futuro dell’artigianato in un mondo sempre più tecnologico?
Per fortuna, il nostro prodotto in sé non è affatto tecnologico. Utilizziamo la tecnologia nelle fasi di supporto per rendere il processo il più efficiente e fluido possibile.
Per ora, l’IA è ancora una pessima designer (ride), ma può rivelarsi estremamente utile per migliorare tutti i processi interni che spesso risultano noiosi e dispendiosi in termini di tempo.
In che modo spera di contribuire a plasmare il futuro dell’industria del tappeto?
Santo cielo, che domanda! Sono già profondamente sorpreso da ciò che siamo riusciti a realizzare finora. Quindi, l’idea di plasmare il futuro dell’industria del tappeto mi sembra un po’ fuori dalla mia portata.
Ciò che mi sta davvero a cuore è preservare lo spirito che definisce cc-tapis. Amo quest’azienda perché qui trattiamo tutti allo stesso modo. Sono esattamente la stessa persona quando parlo con designer, clienti o tessitori, e mi aspetto che chi lavora con noi condivida questo atteggiamento.
Ritengo che già questo sia un grande successo: costruire un’azienda in cui rispetto, curiosità e umiltà hanno lo stesso peso della creatività.

Visione Personale e Fonti d’ispirazione
Quale tappeto cc-tapis ha in casa? E perché proprio quello?
Da quando abbiamo fondato il brand, ho traslocato ben cinque volte. Mi piace molto sviluppare nuovi interior design insieme a mia moglie Nelcya. Ogni casa ha avuto tappeti differenti. Secondo me ogni casa chiede di essere trattata in un certo modo e quindi, in realtà, è la casa a scegliere il tappeto.
In quella attuale abbiamo dei tappeti di Luke Edward Hall della sua collezione Chateau Orlando. Il loro spirito classico è in piena armonia con l’estetica generale dello spazio. Per il nostro piccolo appartamento a Parigi abbiamo scelto un approccio un po’ più rock ’n’ roll: visto che il prezzo per un pavimento in legno era proibitivo (ride), abbiamo rinunciato all’idea collocando un tappeto leopardato che copre l’intera superficie.
Che ruolo ha per Lei un tappeto all’interno di uno spazio abitativo? È un oggetto decorativo, una dichiarazione di design o un punto di ancoraggio emotivo?
Prima di tutto, odio le dichiarazioni di stile (ride).
Forse quello che ha definito cc-tapis fin dall’inizio, è stato proprio il fatto di non considerare mai il tappeto come un semplice elemento decorativo, ma parte integrante di un progetto più ampio: qualcosa che contribuisce all’atmosfera, al dialogo e all’equilibrio estetico di uno spazio.
Certo, nella scelta di un tappeto c’è sempre una componente emotiva, ma alla fine è il progetto a guidare il processo. Il tappeto segue lo spazio, non il contrario.
Ci sono rituali, materiali o luoghi specifici che continuano a ispirarla?
Tutto mi ispira. Sono cresciuto in una famiglia cattolica e da bambino ero obbligato ad andare in chiesa ogni domenica. Ancora oggi potrei descrivere nei minimi dettagli i pavimenti in marmo, le statue, i dipinti, gli affreschi, tutti gli elementi architettonici che mi circondavano allora. Quei primi ricordi hanno plasmato la mia sensibilità verso la bellezza, i materiali e l’artigianato.
Oggi, ciò che mi ispira di più è il dialogo con le persone. Lo scambio è fondamentale per me, ho bisogno di conversazione, confronto, connessione. Credo che, restando solo troppo a lungo, finirei per inaridirmi e scomparire.
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